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Civita di Bagnoregio

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21 opinioni su Civita di Bagnoregio

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Arrampicata su di un massiccio roccio...

Arrampicata su di un massiccio roccione, la cui base è formata da terreno argilloso, la Civita di Bagnoregio era anche conosciuta fino a poco tempo fa come "la città che muore".
Anticamente il borgo era tutt'uno con la sua zona più moderna, Rota, ma l'erosione dovuta alla vicina valle del Tevere, le piogge, e i movimenti tellurici hanno causato il crollo di molte porzioni di roccia. Gran parte della popolazione fu costretta ad evacuare, visto il crollo di numerose abitazioni.
Fino alla metà del '900 la Civita era collegata al resto di Bagnoregio da un ponticello poco stabile, sostituito ora da una solida passerella pedonale in cemento, uno dei primi interventi di riconsolidamento avvenuti negli ultimi anni. Grazie a questi lavori di restauro, la Civita ha ripreso vita: Ora il borgo è ricco di ristoranti, negozi e pensioni. Molti abitanti sono riusciti a ritornare nelle vecchie case, ora più curate e solide; giardini dalle alte mura fanno intravedere lussuose villette e cominciano a vedersi alcune pensioni.
La vista della valle del Tevere dalla Civita è qualcosa di incredibile: Da destra i calanchi della valle si vedono per chilometri, mentre da sinistra si vedono le ultime case del paese di Lubriano che si affacciano sul dirupo.
Chiara Signorini
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La città che muore

La Città che muore. Che muore perché isolata. Che muore perché lentamente abbandonata dai "nativi". Perché sviluppata urbanisticamente per non adattarsi alle speculazioni edilizie del '900. Costruita strutturalmente per non resistere alle intemperie, agli agenti atmosferici e al passare del tempo.
Pietra arenaria su pietra arenaria, che si sgretola e crolla, ma anche un esempio delle capacità umane di costruire tesori dell'ingegno, nei posti più improbabili. Una di queste perle rare è Civita di Bagnoregio, in provincia di Viterbo. Piccolo borgo, arroccato sul proverbiale cucuzzolo della montagna, come un'aquila sul suo nido. Un piccolo labirinto di sali e scendi, fatto di mattoni color terra, scorci da un'altra epoca, angoli verdi, angoli morti e angoli che muoiono. Un lungo ponte pedonale in cemento armato, degli anni 60, collega la terra ferma della Città che muore, col mondo che corre, ha una pendenza surreale con una vista che perde sulla Valle dei Calanchi. Con i fossati del Rio chiaro e del Rio Torbido che si specchiano a destra e a sinistra, in lunghe linee di sabbia e negli alti cumuli, disegnando il lungo corridoio ormai asciutto che una volta collegava la valle del Tevere al lago di Bolsena.
I vicoli, le scale, i terrazzi urbani, gli edifici, l'alto campanile, gli edifici morti e quelli vivi, regalano un'esperienza unica, nel cuore della Tuscia, come fosse lo scenario di un film, di cui ti trovi ad essere un co-protagonista inconsapevole.
Già 2500 anni fa era uno strategico avamposto etrusco, oggi è un luogo dall'anima antichissima e dal corpo di tufo, che morendo un po' ogni giorno è sopravvissuto al tempo che passa.
Civita di Bagnoregio è la Città che muore, ma lei non lo sa e continua a vivere.
Like2RollingStones
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Guarda le foto di Piero Sotgiu
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Gita fuori dal tempo

Il paese viene chiamato "il paese che muore". Per arrivarci bisogna attraversare un ponte di circa 400 metri; con un costo minimo di 3€. Dopo una breve camminata si arriva in paese. Al suo interno vi sono pochi negozi, soprattutto di souvenir, un piccolo bar ed un ristorante.
Le varie vie che formano questo piccolo borgo fuori dal tempo sono molto caratteristiche ed assolutamente da visitare; la parte esterna del borgo (una specie di cinta), si affaccia su una spelonca di tufo. L'unico commento: MERAVIGLIOSO.
Piero Sotgiu
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Guarda le foto di Alessandro Jackal Canonici
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La città che muore

Antico borgo vicinissimo al lago di Bolsena. Raggiungibile solamente a piedi, affascinante e molto ben tenuto. Merita certamente una visita. Non mancano i locali per mangiare, un solo b&b molto caro. Molto suggestivi i vicoli e le stradine interne. Subito dietro al paese una bellissima vista dei "calanchi" formazioni di argilla molto scenografiche.
Alessandro Jackal Canonici
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La città che muore

Situata in cima a un colle di tufo raggiungibile esclusivamente attraverso un ponte pedonale, il borgo deve il suo isolamento alla progressiva erosione della collina che rischia di far scomparire il paese.
Catalan Belmonte
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Sospesi nel tempo

Camminare tra le viuzze di un borgo il cui tempo si è fermato, ha suscitato emozioni nuove è concesso il privilegio di gustare appieno un'architettura del paesino che non ha eguali. Esperienza sicuramente da ripetere.
Federico Saccoccio
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La città che muore

Un paesetto da favola, situato in cima ad una collina, detto "la città che muore" per via delle frane che scendono ai lati della collina, molto surreale, da visitare sicuramente.
claudio gennari
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Civita di bagnoregio, la “città che muore”

Civita di Bagnoregio, la “città che muore”
Redazione Il Mio Lazio
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Una domenica alternativa!!

Una domenica alternativa!!
Simone Guidi
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Un posto da consigliare

un salto nel passato che tutti gli italiani dovrebbero fare
Franco Inzaina
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Francesco Eri
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Lello De Gregorio
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La Mirada de Gema
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Redi Shaba
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Jacek Policinski Ochmanska
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