Gerusalemme
Esperienze degli utenti a Masada
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Cristina Benini

Masada, Israele: Agli appassionati di...

Masada, Israele: Agli appassionati di storia antica, forse questo nome non sarà nuovo. Qui, infatti, attorno al 70 dopo Cristo, un migliaio di ebrei tenne in scacco l’esercito romano prima di capitolare. Quasi duemila anni dopo, Masada è diventato un luogo turistico e, al tempo stesso, isolato, tanto da entusiasmarmi fin da subito.
A Masada non c’è praticamente nulla, ed è proprio questo il bello. Siamo a pochi chilometri dalle rive del mar Morto, e tutt’attorno vi sono soltanto sassi ed arbusti. Fanno eccezione due costruzioni: La prima è l’ostello Masada, che in realtà di ostello ha ben poco, visto che in realtà è un vero e proprio resort con tanto di piscina. La seconda è il centro turistico, da cui parte la funivia che porta alla fortezza di Masada, dove si trovano i resti della cittadella che, molti secoli fa, aveva ospitato i ribelli. Da lassù si gode di un panorama ineguagliabile, e il sito archeologico stesso non manca di appassionare.
Masada non è di certo un luogo adatto a chi cerca il divertimento sfrenato, ma è l’ideale per rilassarsi. Lontano da tutto e da tutti, ci si potrà qui ritemprare come in pochi altri luoghi!
Chiara Basso

Massada, le sragioni di una scelta

Due sono le strade che portano a Massada. Una, a est, sul versante della rocca che si affaccia sul Mar Morto. L’altra, a ovest, in pieno deserto. Sul lato del Mar Morto vi è il camminamento che prendevano gli Zeloti quando uscivano di notte per approvigionarsi o incontrare messaggeri venuti da Gerusalemme. Dall’altro lato, vi è il percorso effettuato una volta sola dai Romani, alla fine dell’assedio di sette anni mosso contro la fortezza.
I romani, in realtà avrebbero potuto lasciar perdere. Era estremamente arduo immaginare di entrare a Massada. Un’impresa ai limiti del possibile. Massada non è altro che una roccia alta e squadrata nel nulla del deserto. All’inizio i romani avevcano tentato di prendere la fortezza in modo tradizionale, di notte, con i soldati che si arrampicavano lungo la roccia per raggiungere la cima e penetrare entro le mura. Ma agli Zeloti bastava lanciare una pietra per farli cadere. A volte aspettavano che il legionario di turno giungesse fino in cima e là lo sgozzavano a colpi di spada. Il loro capo, Eleazhar, era un buon soldato. E in più, aveva la fede. La fede non va mai sottostimata quando si dà battaglia ! E poi gli Zeloti non avevano nessuna via d’uscita. Oggi li chiameremmo fanatici, o terroristi, ma, chissà, forse era solo gente che aveva paura. Paura che le sue donne finissero prostitute nelle mani dei romani, per esempio. O che i suoi figli finissero schiavi nella casa degli occupanti.
Per sette anni gli Zeloti si erano trincerati in quella che era la fortezza di Erode. Un palazzo splendido dotato persino di una piscina, nella quale potersi rinfrescare.
I Romani, invece avevano solo le tende. Inimmaginabile il calore che doveva fare sotto a quelle tende. Ma i romani, all’epoca, erano i padroni del mondo e non potevano assolutamente tollerare di farsi prendere per il naso da 900 uomini, donne e bambini pulciosi che trascorrevano gran parte del tempo a pregare il loro dio. E inoltre erano testardi come muli. Come spiegare altrimenti l’idea folle di costruire una rampa che sarebbe dovuta salire su fino in cima ad una montagna ? Una rampa fatta dei sassi del deserto, e bagnata dal sudore dei soldati della X legione, e dal sangue dei loro schiavi. Un’idea folle e nello stesso un’opera visionaria e straordinaria. Un piano inclinato gigantesco sul quale far salire un’intera legione protetta dietro alla grandi macchine da guerra che avrebbero permesso ai soldati di raggiungere le mura della fortezza senza farsi decimare dalle pietre e dalle frecce lanciate dall’alto.
Ci impiegarono sette anni i romani, e, una volta arrivati in cima non trovarono altro che cadaveri e sangue. 960 cadaveri per essere precisi. Secondo Flavio Giuseppe, lo storico che in venti righe appena racconta questa storia, pare che l’idea fosse venuta ad Eleazhar. Poiché gli Zeloti non ammettevano il suicidio, Eleazhar aveva dichiarato che avrebbe tirato a sorte dieci uomini i quali avrebbero ucciso tutti gli altri. Alla fine sarebbe stato proprio lui, Eleazhar, a sacrificarsi, uccidendo i dieci uomini selezionati e suicidandosi. Un suicidio collettivo, un sacrificio nel nome della resistenza più cieca.
Guardo Massada dal basso e mi trovo di fronte ad una scelta che non è solo una scelta logistica, ma una scelta etica. Da che parte salire ? Dalla parte degli Zeloti, religiosi fanatici e ultimo bastione della resistenza ebraica al dominio romano, o lungo la rampa, progetto folle di un esercito imperialista e conquistatore ma nel contempo aperto alla modernità ? In Israele è impossibile non porsi continuamente la questione che si pone ogni abitante di questa terra disgraziata : chi sono? da che parte sto? qual è la mia storia? Perché là era in ballo la forza militare dell’impero romano contro la resistenza del nazionalismo ebraico più esacerbato, e tu sei lì e anche se non vuoi ti dici: e io da che parte sto? qual è la mia storia?
Anche se mai te lo sei chiesto, anche se hai sempre rifuggito dal porti il problema della tua identità in termini retorici, o nazionalistici, o religiosi, o di appartenenza comunitaria, finisce inevitabilmente che, a forza di vedere moltiplicati i segni di appartenza - kippà colorate, cappellini rotondi con fiorellino, mitra a tracolla, cappellacci barbe e cernecchi, kefiah bianche e rosse, lunghe e strette gonne nere, veli sugli occhi o attorno al mento, copricapi bianchi, stelle di Davide o mani di Fatima al collo- ti chiedi anche tu a che tribù appartieni, e se appartieni a una qualche tribù, e se il fatto di non saperlo ti dà qualcosa in termini di libertà o se te lo toglie perché non sai più cosa pensi davvero, non sai più chi sono i tuoi simili, non sai più che cosa insegnare a tuo figlio.
A questo serve un viaggio, secondo me. A renderci giustamente ancora un po’ più confusi.
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