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Hotel vicino a Quartiere Thamel

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    Quartiere Thamel: i migliori hotel nelle vicinanze

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    Alla Kathmandu Guesthouse le scimmie corrono lungo i fili della luce, saltano da un ballatoio all’altro, passeggiano lungo le ringhiere delle terrazze, scivolano a terra abbarbicate alle grondaie per poi balzare nuovamente sugli alberi, salire in alto, sempre più in alto e perdersi tra i tetti di Kathmandu. La Kathmandu Guesthouse, nel cuore dell’inferno di Thamel, il quartiere turistico della città, è un’oasi di pace in cui astrarsi qualche ora lontani dai negozietti di pashmine, dai conduttori di risciò e dai tubi di scappamento dei taxi male in arnese che si inoltrano nelle viuzze sempre più strette del quartiere suonando ininterrottamente il clacson. All’origine antica dimora della dinastia Rana, la KGH fu convertita in pensione da un ricco intellettuale nepalese, Karna Sakya, verso la fine degli anni 60. All’epoca le stanze erano poche. Col tempo la pensione si è ampliata ed oggi ne conta più di un centinaio. Il palazzo, però, e soprattutto i suoi giardini, sono rimasti gli stessi. Se il Chelsea Hotel a New York fu il luogo dove per decenni si incontravano gli artisti e gli intellettuali, la KGH è a Kathmandu il luogo in cui si incontrano non tanto i turisti, quanto i viaggiatori. Viaggiatori di una specie strana, viaggiatori che usano i piedi e talvolta le mani per spostarsi. È in questa guesthouse, infatti, che per anni hanno fatto tappa i grandi alpinisti che si lanciavano nelle più improbabili spedizioni himalayane. E ancora oggi, se anche non si incontrano più gli scalatori dell’Everest o dell’Annapurna – che dati i costi elevatissimi delle spedizioni attuali, in genere, scelgono di risiedere nei grandi hotel internazionali – questa guesthouse è rimasta il luogo di incontro di tutti gli amanti della montagna che con pochi mezzi si inoltrano tra le vette della regione. Chi la frequenta da tanti anni, come la sottoscritta, una volta varcato il cancello di ferro che separa il viale interno della guesthouse dalla strada, ha la netta impressione di tornare a casa. Quello che tutti alla guesthouse chiamano « il generale » e che da anni controlla l’andirivieni dei taxi e delle persone ti sorride e dopo il consueto « namaste » si informa sulla salute, la famiglia e la nuova destinazione che fa sì che tu sia di ritorno. E lo fa chiamandoti per nome. Sohan, il responsabile della clientela, se per caso è assente al momento del tuo arrivo, ti fa ritrovare un regalino in camera : Un cesto di frutta, un libro o un uccellino in una gabbietta da liberare in segno di buon auspicio. Nelle giornate di sole, sul prato inglese del giardino interno sotto gli alberi di pompelmo e palme altissime giacciono ad asciugare le tende, gli zaini e i sacchi a pelo di coloro che sono appena tornati dal Langtang, dal Mustang, dal Solu Khumbu o dal Dolpa. La sera, attorno a un banana lhassi ci si scambia informazioni e suggerimenti su cenge, sentieri, passi innevati o no, valicabili o no. Guide e portatori vanno e vengono controllando i materiali dei clienti, o studiando con loro i percorsi su mappe e cartine affaticate dall’uso. Nel caffè protetto da un riparo di vetro e ferro una babele di lingue : Il polacco degli alpinisti più poveri ma più determinati, l’inglese dei camminatori solitari, il giapponese degli alpinisti fotografi e poi il francese, lo spagnolo, l’italiano e il nepalese. Chi è sceso dalla zona dell’Annapurna racconta che i maoisti continuano a taglieggiare i viaggiatori. Ma lo fanno stancamente. Senza crederci fino in fondo. Chi è stato nel Solu Khumbu racconta delle lunghe attese all’aeroporto di Lukhla a studiare le nuvole e la direzione del vento. Chi scende da Ghosaikund parla dei pellegrini e dei sadhu che salgono nudi fino al lago. E poi ci sono gli incontri. A distanza di anni. Vecchi portatori diventati sirdar o guide che ritrovano i clienti di altrettanto vecchie spedizioni e uomini e donne che si scambiano gli indirizzi sui ballatoi dell’ala vecchia davanti a una birra o ad una tazza di caffè. E alla KGH ce n’è per tutte le tasche. Dalle vecchie stanze con i ventilatori che girano giorno e notte alle stanze più lussuose dotate di aria condizionata dell’ala nuova. E c’è la ragazza che sa fare i massaggi alle gambe, e il parrucchiere che ti fa la henna, e il negozietto di libri che vende tutto a metà prezzo e perfino un piccolo cinema. Per chi ha scelto le stanze più economiche.
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    Il Vaishali Hotel (Kathmandu-Kathmandu-Nepal) è uno dei migliori hotel a 3 stelle che ci sono a Kathmandu, nel cuore della cittá. Ci sono un totale di 95 camere con tutte le comodità moderne. The Rang Mahal ristorante serve alcuni dei migliori piatti della cucina Katmandú. Ci sono anche bar e caffetteria. Dispone di piscina, una palestra bien equipaggiata, jacuzzy ed un centro benessere. Dispone di un centro business attrezzato con le migliori strutture per un massimo di 300 persone.
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    himalayan travellers inn
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    L'Himalayan Travellers Inn è un hotel nella zona turistica di Kathmandu adatto a chi è in cerca di un posto dove dormire a budget economico che non sia una bettola come è facile trovare qui. Le camere dell'Himalayan Travellers Inn partono da 600 Rupie per una doppia con bagno condiviso, e salgono quando il bagno è in camera. Un giardino ospita un piccolo ristorante, ed essendo in una strada secondaria non si sente il rumore del traffico continuo. Wi-Fi incluso.
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    ambassador garden hotel
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    Kathmandu
    A Thamel ci sono decine di alberghi per tutte le tasche e le esigenze. Abbiamo optato per questo e ci è piaciuto un sacco. Non era propriamente economico: noi abbiamo scelto una camera superior a cui non mancava proprio nulla. C'erano anche dvd e asciugamani particolarmente soffici. Prima colazione servita nel cortile, abbondante e deliziosa.
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    the last resort
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    Kathmandu
    Nel mio ultimo viaggio in Nepal ho avuto la fortuna di poter soggiornare presso la struttura in cui lavorava un mio amico nepalese, il Last Resort, un hotel paradisiaco in cui ho potuto trascorrere un weekend davvero speciale. La mia situazione era "privilegiata", quindi non potrei darvi consigli per quanto riguarda le prenotazioni e i prezzi della struttura... Però vi posso dire che avete bisogno di un certo budget per potervi permettere le attività proposte dal resort: bungee jumping, rafting, canyoning, ecc ... Che si astengano le persone che soffrono di vertigini! Si arriva in cima a una montagna che si trova di fronte a quella su cui sorge il resort. Tra le due montagne, a 150 m più in basso, scorre un fiume. Per passare da una montagna all'altra dovrete attraversare un ponte in corda sospeso nel vuoto. Dal ponte potrete ammirare uno splendido paesaggio sulle montagne circostanti e sulle risaie. Dall'hotel potrete cominciare varie escursioni e, se avete una moto, potrete raggiungere facilmente la piccola città frontiera di Tatopani, che segna il limite con il Tibet. Il resort mi pare bellissimo. Si dorme in piccole tende con materassi da campeggio e c'è l'elettricità. Ci sono docce con acqua calda alimentate attraverso l'energia solare. Il cibo viene servito a buffet in orari prestabiliti ed è delizioso. Avrete modo di provare diversi piatti tradizionali ben realizzati. Il personale è efficiente e accogliente, per cui la mia opinione del Last Resort non può che essere positiva.