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Ostelli a Kathmandu

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    10 ostelli a Kathmandu

    Ostelli di Kathmandu
    Kathmandu Madhuban Guest House
    Ostello ben posizionato e Molto economico 6 euro. Buona Pulizia, wifi e colazione economica e buona. Abbiamo trovato il volo in aeroplano sull'everest e un giro per Kathmandu a un prezzo davvero economico (più che in altri alberghi), anche se bisogna contrattare un po 'con il proprietario. Vengono a prenderti all'aeroporto gratis e ti accompagnano alla stazione per andare a Pokhara
    Ostelli di Kathmandu
    Red Planet Guest House
    Alla Kathmandu Guesthouse le scimmie corrono lungo i fili della luce, saltano da un ballatoio all’altro, passeggiano lungo le ringhiere delle terrazze, scivolano a terra abbarbicate alle grondaie per poi balzare nuovamente sugli alberi, salire in alto, sempre più in alto e perdersi tra i tetti di Kathmandu. La Kathmandu Guesthouse, nel cuore dell’inferno di Thamel, il quartiere turistico della città, è un’oasi di pace in cui astrarsi qualche ora lontani dai negozietti di pashmine, dai conduttori di risciò e dai tubi di scappamento dei taxi male in arnese che si inoltrano nelle viuzze sempre più strette del quartiere suonando ininterrottamente il clacson. All’origine antica dimora della dinastia Rana, la KGH fu convertita in pensione da un ricco intellettuale nepalese, Karna Sakya, verso la fine degli anni 60. All’epoca le stanze erano poche. Col tempo la pensione si è ampliata ed oggi ne conta più di un centinaio. Il palazzo, però, e soprattutto i suoi giardini, sono rimasti gli stessi. Se il Chelsea Hotel a New York fu il luogo dove per decenni si incontravano gli artisti e gli intellettuali, la KGH è a Kathmandu il luogo in cui si incontrano non tanto i turisti, quanto i viaggiatori. Viaggiatori di una specie strana, viaggiatori che usano i piedi e talvolta le mani per spostarsi. È in questa guesthouse, infatti, che per anni hanno fatto tappa i grandi alpinisti che si lanciavano nelle più improbabili spedizioni himalayane. E ancora oggi, se anche non si incontrano più gli scalatori dell’Everest o dell’Annapurna – che dati i costi elevatissimi delle spedizioni attuali, in genere, scelgono di risiedere nei grandi hotel internazionali – questa guesthouse è rimasta il luogo di incontro di tutti gli amanti della montagna che con pochi mezzi si inoltrano tra le vette della regione. Chi la frequenta da tanti anni, come la sottoscritta, una volta varcato il cancello di ferro che separa il viale interno della guesthouse dalla strada, ha la netta impressione di tornare a casa. Quello che tutti alla guesthouse chiamano « il generale » e che da anni controlla l’andirivieni dei taxi e delle persone ti sorride e dopo il consueto « namaste » si informa sulla salute, la famiglia e la nuova destinazione che fa sì che tu sia di ritorno. E lo fa chiamandoti per nome. Sohan, il responsabile della clientela, se per caso è assente al momento del tuo arrivo, ti fa ritrovare un regalino in camera : Un cesto di frutta, un libro o un uccellino in una gabbietta da liberare in segno di buon auspicio. Nelle giornate di sole, sul prato inglese del giardino interno sotto gli alberi di pompelmo e palme altissime giacciono ad asciugare le tende, gli zaini e i sacchi a pelo di coloro che sono appena tornati dal Langtang, dal Mustang, dal Solu Khumbu o dal Dolpa. La sera, attorno a un banana lhassi ci si scambia informazioni e suggerimenti su cenge, sentieri, passi innevati o no, valicabili o no. Guide e portatori vanno e vengono controllando i materiali dei clienti, o studiando con loro i percorsi su mappe e cartine affaticate dall’uso. Nel caffè protetto da un riparo di vetro e ferro una babele di lingue : Il polacco degli alpinisti più poveri ma più determinati, l’inglese dei camminatori solitari, il giapponese degli alpinisti fotografi e poi il francese, lo spagnolo, l’italiano e il nepalese. Chi è sceso dalla zona dell’Annapurna racconta che i maoisti continuano a taglieggiare i viaggiatori. Ma lo fanno stancamente. Senza crederci fino in fondo. Chi è stato nel Solu Khumbu racconta delle lunghe attese all’aeroporto di Lukhla a studiare le nuvole e la direzione del vento. Chi scende da Ghosaikund parla dei pellegrini e dei sadhu che salgono nudi fino al lago. E poi ci sono gli incontri. A distanza di anni. Vecchi portatori diventati sirdar o guide che ritrovano i clienti di altrettanto vecchie spedizioni e uomini e donne che si scambiano gli indirizzi sui ballatoi dell’ala vecchia davanti a una birra o ad una tazza di caffè. E alla KGH ce n’è per tutte le tasche. Dalle vecchie stanze con i ventilatori che girano giorno e notte alle stanze più lussuose dotate di aria condizionata dell’ala nuova. E c’è la ragazza che sa fare i massaggi alle gambe, e il parrucchiere che ti fa la henna, e il negozietto di libri che vende tutto a metà prezzo e perfino un piccolo cinema. Per chi ha scelto le stanze più economiche.
    Ostelli di Kathmandu
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    Attività a Kathmandu
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