Clusone
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Il trionfo della Morte Regina e la danza Macabra

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Chiara Basso

Quello della Danza Macabra, che vede ...

Quello della Danza Macabra, che vede gli scheletri dei morti trascinare i vivi nella danza finale è un tema iconografico e letterario che fece fortuna in Francia nel XV secolo per sparire, poi, nei secoli successi.
Nell’ammirare lo splendido Affresco del Trionfo della Morte e della Danza Macabra, a Clusone, in provincia di Bergamo, affresco che orna la facciata dell’Oratorio dei Disciplini, un ordine di flagellanti che si dedicava all’assistenza ai malati e ai moribondi, mi chiedo se questo tema, in ultima analisi, non sia stato un tema in sè troppo sovversivo per l’epoca. Da cui la sua scomparsa successiva.
Perché, quello che emerge evidente dall’osservazione di questo capolavoro assoluto del genere, è la forza egualitaria della morte, che falcia chiunque, i belli e i brutti, i ricchi e i poveri, i potenti e gli umili. La Morte, raffigurata da uno scheletro con corona e mantello, seduto su un trono in forma di sepolcro, infestato da serpi, rospi e scorpioni e ai cui piedi giacciono i corpi in putrefazione del papa e dell’imperatore, le due massime autorità dell’epoca, sorride.
O meglio, se la ride...
Se la ride del gruppo di prelati che le offrono delle monete.
Se la ride dei tentativi di fuga di religiosi e cavalieri.
Del Doge che le offre un vassoio colmo di denaro e di un monaco che le offre un anello.
Di un Re che sta trattando con un ebreo (che cosa cerca il re, un segreto cabalistico che possa salvarlo dal destino finale ?) nella disperata speranza di sopravvivere nonostante ai suoi piedi giacciano già un paio di teste coronate.
La morte se la ride dei doni materiali e della forza del potere degli uomini.
La Morte non si lascia comperare...E l’Ignoto che nel 1485 ha dipinto quest’affresco indulge addirittura nella spiegazione, semmai, noi umani non volessimo capire. Lo scrive in uno dei cartigli che compongono l’affresco : « Voji ve volio e non vostra richeza »....
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